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Il rabarbaro

Approfondimenti sulla "pianta barbara"

La pianta erbacea del rabarbaro, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae, è originaria della Cina, ma cresce sia in Europa che in Asia. È un arbusto perenne, caratterizzato dalla presenza di grandi foglie e piccoli fiori, si adatta bene ad un clima temperato e necessita di una buona irrigazione.

Esistono circa 60 specie diverse di rabarbaro, ma le più conosciute e diffuse oggi sono il Rheum palmantum o rabarbaro cinese, il Rheum officinale, il Rheum undulatum e il Rheum rhabarbarum. Mentre l’utilizzo del primo è generalmente ornamentale per via del gradevole aspetto delle foglie, quello delle altre specie è principalmente culinario o fitoterapeutico.

Il suo nome deriva dal latino reubarbarum che significa “radice barbara”, ossia straniera, poiché non veniva consumata in Occidente. È una pianta antica, coltivata in Asia prima della nascita di Cristo, che iniziò a diffondersi in Europa nel XVIII secolo e gli inglesi furono i primi ad usarla in cucina.

Il rabarbaro è particolarmente adatto ad un regime dietetico e possiede numerose proprietà benefiche qui di seguito elencate:                 

  • è ricco di tannini grazie ai quali funge da antibatterico ed antifungino;
  • ha importanti funzioni digestive e lassative;
  • somministrato a bassi dosaggi favorisce la secrezione gastrica e biliare, con un’azione lassativa blanda, ma che può diventare piuttosto marcata se ne si aumenta il consumo;
  • può contribuire ad abbassare il colesterolo;
  • sembra avere proprietà antitumorali grazie alla ricca presenza di polifenoli;
  • ristabilisce l’equilibrio a livello della mucosa intestinale;
  • ha proprietà diuretiche;
  • è un buon alleato della circolazione sanguigna.

In cucina si utilizzano solo gli steli del rabarbaro, che rappresentano un alimento versatile e particolarmente apprezzato per bilanciare i sapori nelle pietanze. Più il rabarbaro è di colore rosso, più il gusto tende al dolce, mentre man mano che passano i giorni acquisisce un sapore sempre più amarognolo.

Prima di consumarlo occorre lavare e tagliare bene i gambi, eliminando qualsiasi parte esterna in quanto potrebbe risultare troppo dura. Dopodiché può essere cucinato a pezzi, fatto arrosto o ridotto in purea; ben si presta alla preparazione di torte, gelati e di confetture da servire insieme a formaggi e crostini.

Nel settore liquoristico, infine, è impiegato come ingrediente base per la produzione di amari tonico-digestivi.

 

                                                                            Redatto da Progeo s.r.l.

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