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Il sucralosio

Origini ed utilizzo di questo dolcificante

La diffusione crescente dell’iperalimentazione e delle cosiddette malattie del benessere, come diabete ed obesità, ha spinto l’industria alimentare a mettere a punto prodotti che soddisfino anche le esigenze di chi deve o vuole tenere sotto controllo l’assunzione di zuccheri semplici.

In commercio è disponibile un’ampia gamma di dolcificanti “acalorici”, ovvero delle alternative allo zucchero che, a fronte di un apporto energetico nullo o non disponibile, sono in grado di conferire un sapore dolce.

Tra i prodotti più diffusi a livello mondiale c’è sicuramente il sucralosio, noto negli Stati Uniti. In Europa, dove il suo uso è permesso dal 2004, questo edulcorante è utilizzato nella preparazione industriale di diversi alimenti e viene indicato in etichetta con la sigla E955.

Dal punto di vista chimico, il sucralosio è ricavato mediante l’aggiunta di atomi di cloro su determinate posizioni della molecola di saccarosio. È stato introdotto in Canada nel 1993 e nell’arco di pochi anni si è diffuso anche in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti ed altri paesi.

Il sucralosio ha diversi pregi rispetto ad altri dolcificanti, sia naturali sia di sintesi. Il suo potere dolcificante è pari a 600 volte quello del saccarosio ed è superiore anche a quello di altri edulcoranti sintetici. Per questo motivo, la quantità necessaria a conferire sapore dolce è minima ed il suo apporto energetico è quindi trascurabile.

Il sucralosio è stabile ad alte temperature, non modifica le proprie caratteristiche nel tempo e può essere impiegato anche per preparare prodotti da forno e a lunga conservazione.

L’utilizzo del sucralosio è stato autorizzato dall’EFSA (European Food Safety Authority), dalla Food and Drug Administration, dall’Health Canada, dal JEFCA (Joint FAO/OMS Expert Committee on Food Additives) ed altri organi di controllo a livello mondiale.    

Dalla sua scoperta, avvenuta nel 1976, questo dolcificante è stato oggetto di numerosi studi per testare eventuali effetti sul metabolismo, saggiarne il massimo dosaggio consentito ed eventuali effetti collaterali.

È emerso che la maggior parte del sucralosio ingerito non viene assorbito e viene eliminato per via fecale.

Il consumo di questo edulcorante è sicuro e ben tollerato anche dai soggetti diabetici, come evidenziato da più studi.

Uno studio condotto nel 2003 (Grotz et al.) ha indagato gli effetti del sucralosio in pazienti con diabete mellito non insulino-dipendente. L’osservazione si è protratta per tre mesi e si è concentrata specialmente su eventuali variazioni dell’emoglobina glicosilata, della glicemia e delle concentrazioni del C-peptide sierico. Al termine dei tre mesi, nessuno dei tre parametri riferiti all’omeostasi del glucosio è risultato alterato, sia nei pazienti trattati con il sucralosio, sia in quelli con il placebo.

Uno studio dello stesso anno (Reyna et al.) ha invece confrontato gli effetti di una dieta basata sui principi indicati dall’ADA (American Dietetic Association) e quelli derivanti dal consumo di beta-glucani e sucralosio. Il gruppo preso in esame era composto da pazienti uomini, affetti da diabete di tipo II ben controllato e che praticavano attività fisica da almeno tre mesi.

Dopo 4 settimane, entrambi i gruppi hanno evidenziato un significativo calo ponderale, maggiore nel gruppo che aveva consumato beta-glucani dell’avena e sucralosio.