Caffè

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Sud America

  • Dall’Ecuador partono 624 000 sacchi di caffè da 60 kg, di qualità prevalentemente Arabica. In questo paese il caffè arrivò nel 19° secolo dalle colonie francesi nella regione di Manabi, che si trova tra i 500 ed i 700 metri di altitudine. Da quest’area ancora oggi arriva circa la metà del caffè prodotto in questo stato, che vive però soprattutto grazie alle esportazioni di petrolio e cacao. Ad influire negativamente sulla coltivazione di caffè in Ecuador è la presenza dell’equatore che non permette la maturazione dei frutti in maniera omogenea; nonostante le difficoltà, il caffè riesce a dare lavoro a 500 mila persone, con proprietà che vanno da 1 a 5 ettari. A nord del paese, c’è una piccola produzione di caffè di specie Robusta, particolarmente usato per il caffè solubile. Ma è nelle Isole Galapagos, arcipelago dell’Ecuador, che vengono prodotti dei caffè speciali: qui il caffè è organico grazie al divieto del governo di usare pesticidi chimici. In più, le isole Galapagos hanno un microclima particolare e una straordinaria biodiversità: il clima è subtropicale, con un caldo equatoriale mitigato due volte l’anno dalla corrente di Humboldt ed un terreno ricco e vulcanico. In questa regione sono coltivati caffè dalle proprietà organolettiche particolari.
  • Nel Costa Rica il caffè è arrivato nel 1179 e si produce esclusivamente arabica. L’area è perfetta per la coltivazione del caffè: il clima è umido con temperature tra i 17 e i 28 gradi, il terreno è fertile e mineralizzato grazie alla presenza di due vulcani. Il primo coltivatore fu un missionario cattolico nel 1816, e le esportazioni partirono subito nel 1820, verso il Panama. Oggi il Costa Rica è il paese con la più altra resa di caffè per ettaro di terreno coltivato: 1,566 kg, inoltre è l’unico paese che ha proibito la coltivazione di specie diverse dall’Arabica e ad aver abbandonato la coltivazione di Catimor, ibrido dell’Arabica ma di qualità inferiore.
  • La Colombia produce caffè di specie arabica e l’esportazione avviene tutto l’anno. Qui la coltivazione iniziò nel 1732, ma è solo dal 1800 che conobbe una crescita esponenziale grazie a prezzi favorevoli. Nel giro di 30 anni si passò da 1000 sacchi a 100 mila sacchi all’anno e nel 1930 a 3 milioni di sacchi.
  • In Guatemala viene prodotto caffè principalmente di qualità Arabica. Le prime piante furono portate qui dai missionari Gesuiti nel 1750, ma furono utilizzate solo come ornamento. La coltivazione iniziò un secolo dopo e nel 1859 vennero già esportati 400 quintali di caffè in Europa. L’anno dopo le esportazioni triplicarono con più di 1100 quintali. Il Guatemala rappresenta l’11° produttore a livello mondiale con quasi 4 milioni di sacchi di produzione annua nelle 8 regioni principali del Paese, ognuno col suo particolare microclima. È dal Guatemala, nella regione di Huehuetenango, che è partito nel 2002 il presidio Slow Food, nato a protezione di piccoli produttori per migliorare le loro condizioni di vita, accorciando la filiera.
  • In Nicaragua  nel 1796 il caffè venne introdotto come pianta decorativa e nel 1824 iniziò ad essere coltivato; nel 1841 iniziò l’esportazione in Europa con circa 800 sacchi annuali. I terreni più adatti sono quelli che appartengono alle alture della catena montuosa centrale grazie alla presenza di terreno vulcanico fertile, di un clima umido tropicale e di una vegetazione rigogliosa.
  • L’Honduras produce solo arabica, le condizioni sono ideali per la coltivazione di caffè grazie al suolo, al clima e all’altitudine adatti, che produttori preparati hanno saputo sfruttare al meglio. Oggi è il quinto produttore mondiale dopo Brasile, India, Colombia ed Etiopia. Il caffè fu introdotto nel 1804 dagli Spagnoli, ma nel corso della sua storia è stato soggetto a contrabbando e soppiantato dalla coltivazione di banane. Sono negli ultimi 25 anni il governo ha investito sul caffè, portando ad uno sviluppo negli ultimi 10 anni. Oggi, il 12,5% della popolazione vive grazie alle coltivazioni di caffè all’ombra dei banani, che risultano il secondo prodotto.
  • In Messico la produzione di caffè è principalmente di Arabica. Le condizioni ideali furono presto trovate nella parte meridionale del paese e ci fu un aumento del 900% della produzione fino agli anni 80, quando subentrarono la crisi economica causata dal crollo del prezzo del petrolio e la crisi del caffè. Oggi grazie alla nascita di cooperative, il Messico è tra i leader mondiali della produzione di caffè posizionandosi all’ottavo posto. Il 92% della produzione di caffè viene da piccoli appezzamenti che non superano i 5 ettari di terreno.
  • Il Brasile produce il 75% di caffè arabica, soprattutto Typica, ed il 25% di robusta, è il primo produttore di caffè al mondo. Questo fu introdotto all’inizio del 18° secolo ed oggi è prodotto in 17 stati brasiliani. Nel 1820 il caffè iniziò ad essere un’importante fonte di guadagno arrivando in pochi anni ed essere il primo prodotto esportato, grazie alle crescenti richieste di Europa e Stati Uniti. Nel giro di vent’anni il Brasile diventò il maggior esportatore di caffè, influendo in maniera evidente sull’economia del paese. I proprietari delle piantagioni erano il ceto sociale emergente, “i baroni del caffè”. La qualità più comune è il Santos, che prende il nome dal porto brasiliano dal quale viene esportato; molto conosciuto è anche il Rio, qualità inizialmente prodotta a Rio de Janeiro, con un sapore particolare vicino all’acqua salata e all’acido fenico. Un’altra qualità robusta brasiliana è il Conilon, destinata in gran parte alla produzione di caffè solubile.
  • A Panama si producono caffè di qualità Arabica, la coltivazione iniziò sulle montagne di Chiriquì nel 1800 grazie al clima mite, la posizione geografia ed il terreno vulcanico molto fertile. L’acqua limpida che sgorga dalle sorgenti situate nei pressi delle piantagioni permette pulizia e lavaggio del caffè: caratteristiche che rendono il caffè pulito in tazza e con caratteristiche uniche. In più, all’esclusività contribuiscono la precisione nella fase di lavorazione e la durata della fase di raccolta: le bacche vengono infatti selezionate a mano e poi ispezionate. La selezione avviene in enormi cisterne di acqua dove le bacche di scarto galleggiano, quelle di qualità vengono spolpate in meno di 8 ore, selezionate per densità ed asciugate fino al 12% di umidità. Il caffè prodotto in Panama è dunque speciale, con determinanti standard qualitativi. Un particolare tipo di caffè è il Gesha, il migliore che sia mai stato prodotto. Questa varietà fu portata a Panama dalla Costa Rica, ma la sua resa per ettaro è molto bassa; per questo venne per lungo tempo trascurata e solo in seguito premiata come il miglior caffè del mondo. Carattere, corpo leggero, aroma di gelsomino, acidità elegante e tonalità agrumate e mielose rendono la prova in tazza di questo caffè un’esperienza unica.
  • Il Perù produce principalmente Arabica, la coltivazione iniziò subito nel 1700 con l’arrivo delle prime piante. Inizialmente si concentrava sull’Arabica Typica per consumo interno, ma dal 1850 le piantagioni aumentarono, nel 1930 con l’introduzione di Bourbon, Caturra e Catimor si ebbe una svolta nell’esportazione. I coltivatori valorizzarono il prodotto qualitativamente portando il paese al prestigio mondiale. Oggi, la maggior parte del caffè prodotto è ancora la varietà Typica. Oggi il Perù è il secondo paese produttore di caffè organico, grazie alle favorevoli condizioni microclimatiche. Le isole che circondano la costa peruviana sono ricche di guano, un fertilizzante organico ricco di nitrati, fosfati e sali minerali derivante da escrementi di uccelli. In Perù viene prodotto anche “Ucunhari”, il caffè che deriva dai Coatì, mammiferi Procionidi che si nutrono di bacche di caffè che vengono processate nel loro intestino, con una produzione di caffè defecato da 1kg al giorno.