Caffè

Il caffè è la bevanda più consumata del mondo, con una produzione di circa 160 milioni di sacchi da 60 kg al mondo. I caffè possono differire per il contenuto di caffeina, per il gusto, per l’aroma e tutte le differenze sono date da climi e terreni diversi su cui le piantagioni vengono coltivate.

Il caffè appartiene alla famiglia delle Rubiacee e sono state descritte più di 100 specie, di cui 60 del genere Coffea. Tuttavia solo 4 specie sono le più rilevanti per quantità e qualità, le più conosciute sono l’Arabica con una produzione che corrisponde al 70% di tutto il caffè del mondo e la Robusta.

Tipi di caffè

  1. COFFEA EXCELSA: resistente, cresce solo ad un’altitudine e a condizioni climatiche specifiche. La resa è elevata e si ottiene un caffè profumato ed aromatico. Secondo i botanici è semplicemente una varietà di Coffea Liberica.
  2. COFFEA LIBERICA: la sua pianta è longeva e rigogliosa, con un’ottima resa quantitativa ed i semi sono grandi il doppio di quelli della qualità arabica. Grazie alla sua adattabilità, anche in condizioni umide, risulta perfetta per un innesto per ottenere varietà pregiate, anche se la commercializzazione è limitata.
  3. COFFEA ROBUSTA: è la varietà più coltivata poiché vanta abbondanza dei raccolti, costi ridotti ed elevata resistenza ad ambienti diversi. La sua fioritura è continua nel corso dell’anno ed avviene dopo ogni pioggia. Anche la maturazione è continua, richiedendo una raccolta attenta e frazionata che viene perciò effettuata principalmente a mano. I chicchi sono piccoli, tondi e ricchi di caffeina. La torrefazione sprigiona profumi intensi di frutta a guscio tostata, frutti maturi, erba bagnata e legno.
  4. COFFEA ARABICA: è la specie più pregiata e coltivata, con frutti piccoli e allungati ed un quantitativo di caffeina maggiore delle altre specie. A seguito di tostatura i semi rilasciano un profumo di fiori bianchi e note agrumate, in tazza si percepiscono aromi speciali e dolci, con una gradevole acidità. La coltivazione predilige altitudini comprese tra i 1000 ed i 2000 metri di altitudine ed una temperatura intorno ai 20°C. Il terreno ideale è quello di origine vulcanica in quanto ricchissimo di minerali. Essendo molto suscettibile, l’arabica richiede cure, attenzioni ed è la specie più costosa. È comunque la più diffusa e vanta i tre quarti della produzione mondiale. Le varietà di arabica di maggior diffusione sono Typica e Bourbon.

Paesi produttori di caffè

Africa

  • Il primo produttore africano di caffè è l’Etiopia, quinto a livello mondiale; probabilmente il caffè prende il suo nome proprio da una regione etiope celebre per la sua produzione spontanea, denominata Kaffa. In Etiopia viene prodotto un caffè di qualità arabica. Probabilmente è proprio da qui che è partita la diffusione del caffè a livello mondiale, una leggenda narra che un pastore notò una certa vivacità delle sue capre dopo che ebbero masticato le bacche rosse di una pianta. Fu lui ad assaggiarle e a trasmettere questa sua conoscenza ai monaci, che usarono la pianta del caffè per rimanere svegli tutta la notte in preghiera. Iniziò così lo sviluppo della coltivazione del caffè in Etiopia, che oggi rappresenta il primo paese africano anche a livello di consumatori: il 50% della produzione infatti è destinata al consumo interno.
  • Il secondo paese africano produttore di caffè, nonché nono a livello mondiale, è l’Uganda. In questo paese il caffè rappresenta il 95% delle esportazioni ed è la fonte di guadagno di 2 milioni e 800 mila persone. Qui viene prodotto caffè di qualità robusta per il 90%, mentre solo un 10% è di qualità arabica. In Uganda vengono prodotti annualmente 3 milioni di sacchi da 60 kg. Il metodo di coltivazione è quello del “Giardino africano” chiamato così poiché il caffè è coltivato in piccoli terreni di 1-2 ettari tra gli alberi da frutto, soprattutto banani. La qualità robusta in questa zona è quella che cresce spontaneamente mentre la qualità arabica (soprattutto Typica e Kent) venne introdotta dal Malawi nel 1900.
  • Nel Malawi si coltiva caffè di qualità arabica, qui le prime piante vennero importate dai coloni inglesi nel 1891. Dopo molte difficoltà iniziali, lo sviluppo di questa coltivazione crebbe quando venne introdotta una qualità ibrida: il Catimor, resistente e redditizia. Gli appezzamenti di terra in Malawi sono ampi ed è in questi che si produce l’80% del caffè del territorio.
  • In Burundi vengono prodotti 250.000 sacchi annui da 60 kg. Il Burundi è un paese molto povero con il 60% della popolazione malnutrita ed il caffè permette la sopravvivenza di 750 mila famiglie, cioè il 55% circa della popolazione. Questa coltivazione rappresenta l’80% delle esportazioni agricole, soprattutto grazie alla qualità French Mission Bourbon. Il Burundi, essendo un altopiano con un’altitudine media di 1700 metri, agevola la coltivazione di caffè che avviene in piccoli terreni. Un problema che il Burundi deve affrontare è il “potato defect”: il caffè pare avere il retrogusto della patata cruda, così come accade in Congo e Ruanda. Questo difetto è causato da un batterio che penetra nel frutto attraverso un insetto (Antestia) il quale intacca il chicco con una pirazina tossica. Fortunatamente le ricerche in merito hanno diminuito l’impatto sulla produzione.
  • In Ruanda vengono raccolti 245 mila sacchi da 60 kg di caffè. Il punto di forza di questa regione è il clima temperato nonostante sia situato nella fascia equatoriale che regala un terreno fertile, a contribuire alla fertilità e quindi all’elevata produzione di caffè è anche la presenza del Parco Nazionale dei Vulcani. La coltivazione di questa pianta iniziò nel 1930 ed oggi può dare lavoro a 400 000 persone. Il caffè qui prodotto è di qualità Arabica French Mission Bourbon e costituisce una delle principali fonti di reddito del paese. Oggi il Ruanda è uno dei più importanti e richiesti produttori di caffè grazie a chicchi pregiati, prodotti da 70 mila piante in piccole piantagioni, in un totale di 35000 ettari. Anche il Ruanda, come il Burundi, deve fare i conti con il “potato defect”.