Dormire male fa venire più fame? Il legame tra sonno, ormoni dell’appetito e controllo del peso

Dormire male fa venire più fame? Il legame tra sonno, ormoni dell’appetito e controllo del peso

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La relazione tra sonno e alimentazione è oggi uno degli aspetti più studiati della fisiologia metabolica. Dormire poco o avere un sonno di scarsa qualità non si traduce soltanto in una maggiore sensazione di stanchezza durante il giorno, ma determina una serie di modificazioni neuroendocrine e comportamentali che possono favorire l’aumento dell’introito energetico e, nel lungo periodo, l’incremento del peso corporeo.

Leptina e grelina: i due principali mediatori

Tra i meccanismi maggiormente coinvolti vi sono le variazioni di due ormoni fondamentali nella regolazione dell’appetito.

La leptina, prodotta prevalentemente dal tessuto adiposo, trasmette all’ipotalamo il segnale di sazietà e contribuisce alla regolazione dell’equilibrio energetico. La deprivazione di sonno è stata associata, in numerosi studi, a una riduzione dei livelli circolanti di leptina o, comunque, a una minore efficacia del suo segnale.

Parallelamente tende ad aumentare la grelina, ormone secreto principalmente dallo stomaco, che stimola la fame e favorisce la ricerca del cibo. L’alterazione del rapporto leptina/grelina contribuisce quindi a incrementare l’appetito, anche in assenza di un reale fabbisogno energetico.

Non aumenta solo la fame: cambiano anche le scelte alimentari

Gli effetti della carenza di sonno non riguardano esclusivamente la quantità di cibo consumata. Diversi studi mostrano che la restrizione del sonno modifica anche il comportamento alimentare.

La riduzione delle ore di riposo è infatti associata a una maggiore ricerca di alimenti rapidamente gratificanti, cioè capaci di fornire una ricompensa immediata. Le moderne tecniche di neuroimaging hanno evidenziato un’aumentata attivazione delle aree cerebrali coinvolte nella ricompensa e nella motivazione verso il cibo, mentre risultano meno efficienti i circuiti della corteccia prefrontale deputati al controllo degli impulsi e alla pianificazione delle scelte.

In altre parole, il cervello affaticato tende a privilegiare la gratificazione immediata rispetto al controllo volontario del comportamento alimentare.

Anche gli ormoni dello stress contribuiscono

La deprivazione di sonno può determinare anche alterazioni del ritmo circadiano del cortisolo, con possibili ripercussioni sul metabolismo glucidico, sulla sensibilità insulinica e sulla regolazione dell’appetito.

A questi aspetti endocrini si aggiunge un elemento molto semplice ma spesso trascurato: rimanere svegli più a lungo significa anche aumentare le occasioni per mangiare. Le ore serali e notturne rappresentano infatti uno dei momenti in cui è più frequente il consumo di snack o alimenti ad alta densità energetica.

Le implicazioni cliniche

Numerosi studi osservazionali hanno evidenziato un’associazione tra ridotta durata del sonno e maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità, sia negli adulti sia nei bambini. Pur non essendo possibile attribuire un rapporto causale univoco, le evidenze suggeriscono che il sonno rappresenti uno dei determinanti dello stato nutrizionale e del controllo del peso corporeo.

Per questo motivo, nell’inquadramento nutrizionale di un paziente non dovrebbe essere valutata soltanto la qualità della dieta o il livello di attività fisica, ma anche la durata, la regolarità e la qualità del sonno. Un riposo insufficiente può infatti ridurre l’aderenza ai programmi dietetici e rendere più difficile il controllo dell’introito energetico.

Conclusioni

Il sonno non rappresenta semplicemente un periodo di inattività dell’organismo, ma una componente essenziale della regolazione neuroendocrina del metabolismo.

Dormire poco altera i segnali biologici che controllano fame e sazietà, modifica i circuiti cerebrali coinvolti nelle scelte alimentari e può favorire un maggiore consumo di energia. Per questo motivo, nelle strategie di prevenzione e trattamento del sovrappeso e dell’obesità, il sonno dovrebbe essere considerato a pieno titolo uno dei pilastri dello stile di vita, insieme ad alimentazione equilibrata e attività fisica.

Valutare le abitudini del sonno durante l’anamnesi nutrizionale significa quindi non aggiungere un dettaglio, ma prendere in considerazione un fattore che può influenzare in modo sostanziale il successo dell’intervento dietetico.