Dr Google, che malattia ho?

Secondo recenti studi effettuati da università italiane ed estere (come l’Università di Firenze, la Baylor University del Texas e la Queensland University Technology Information Systems School di Brisbane in Australia), si stima che il numero di persone che fanno ricerche in internet correlate a tematiche della salute sia in continua crescita, al punto che l’1% di tutte le ricerche fatte in rete hanno una query sui sintomi di malattie.

Questa ricerca in alcune persone può addirittura degenerare nella “cybercondria”: si arriva ad un’autodiagnosi tale per cui ci si convince di avere una specifica patologia e, nel peggiore dei casi, procede con una rischiosa terapia fai da te.

Lo studio del Dr Google è sempre aperto: siti, chat, forum, non fanno che aumentare a dismisura le pseudo-informazioni su qualsiasi argomento che riguardi salute.

Cosa si cerca maggiormente in Internet sul tema della Digital Health?

Un rapporto del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) rivela che nel nostro paese il 34% di chi si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico, ma soprattutto che per il 18% degli italiani il web rappresenta la prima fonte in questo campo.

Le tematiche ricercate sono varie e tra quelle più cliccate ci sono, in ordine di frequenza, le informazioni sui sintomi di una patologia, su una specifica malattia, sui rimedi farmacologici, oppure quelle per interpretare correttamente il risultato di un esame o un referto e per finire le indicazioni sull’alimentazione fai da te.

Questa tendenza a ricercare informazioni relative ad una patologia o farmaco in rete è talmente diffusa che l’80% delle persone che utilizza internet ha effettuato nell’ultimo anno almeno una ricerca su queste tematiche.

Social Health, paziente e community

Si sa che il modo di relazionarsi col mondo esterno e con gli altri sta mutando, conseguentemente anche il modo di decidere e discutere. Negli ultimi anni è emersa una nuova forma di partecipazione all’interno del comparto sociale, definita da alcuni esperti di comunicazione “skillful participation”, cioè una partecipazione totale e abile nelle aree in cui da sempre si è attivi: educazione, politica, lavoro e ovviamente il mondo della salute.

Questa tendenza ha generato un fenomeno che ha l’appellativo di Social Health, ovvero un sistema di relazioni online fatto non più solo da medico e paziente, ma da un paziente esperto e la sua community. Si desidera partecipare al proprio percorso di prevenzione, diagnosi e cura cercando prima le informazioni, poi intervenendo ai forum di discussioni fatte principalmente da comunità di pazienti on-line.

Tuttavia i rischi che si corrono sono numerosi: dalla bassa attendibilità delle informazioni fino alla esasperazione dei sintomi, per finire col mettere alla gogna il proprio medico, surclassato da una serie di disinformazioni provenienti dal web.

Si tratta di un vero e proprio disturbo maniacale secondo la Società italiana di Medicina generale, teoria avvalorata anche da diversi studi svolti in patria come all’estero: una vera e propria ipocondria di massa dovuta anche all’ampia disponibilità di informazioni reperibili che invece di rassicurare portano a cercare ancora più maniacalmente informazioni aggiuntive.

L’“Information Overloading (il sovraccarico cognitivo dovuto alla ricezione di troppe informazioni) sembra essersi trasformato in una nuova forma di psicopatologia con tratti ossessivo – compulsivi.” – secondo il reparto di Psicologia dinamica dell’Università di Urbino.

Un sintomo così diffuso nel mondo che anche uno studio condotto presso la Queensland University Technology Information Systems School di Brisbane in Australia è stato svolto per capire “cosa” esattamente si cerca su Google o in altri motori di ricerca quando si ha bisogno di informazioni mediche. I risultati hanno confermato che la maggior parte delle persone in cerca di una maggior chiarezza sull’autodiagnosi riceve una valanga di informazioni spesso irrilevanti e lontane da una corretta diagnosi.

Ogni giorno milioni di ricerche per trovare risposte online sulla salute finiscono per creare confusione dunque, o allarmismo, anziché rassicurare.

Per arginare il fenomeno

Negli USA un controllo approfondito è stato svolto da un team di professionisti della Harvard Medical School e della Mayo Clinic al fine di assicurare piena affidabilità delle informazioni che vengono fornite durante le ricerche ed è stato formulato un elenco di sintomi riferiti alle condizioni più ricercate dagli utenti. In questo modo ci si trova di fronte ad un primo gruppo di patologie più comuni per una diagnosi provvisoria, a cui segue un ulteriore controllo di professionisti pronto a valutare i feedback provenienti dall’utenza.

Come orientarsi in rete

Di seguito viene fornito un semplice ed utile decalogo per orientarsi in rete e per muoversi tra web e social media, sfruttando al meglio le informazioni.

1 – Affidabilità delle fonti

Importante è verificare la provenienza delle informazioni che si apprendono. Meglio affidarsi a siti istituzionali o ufficiali, garanti di autorevolezza e rigore scientifico.

2 – Parole tante, scienza pochissima

Nel mare di storie di pazienti e racconti familiari presenti nei forum e sui blog spesso ci si fa più coinvolgere dall’emotività, mentre occorrerebbe osservare con occhio critico il quadro.

3 – Google è un medico?

Le ricerche che si effettuano su Google sono spesso orientate dalle nostre passate indagini o in base al numero di visite registrate, ma in tal caso viene meno l’autorevolezza della fonte. Inoltre ci si trova di fronte ad una serie di risultati che è meglio confrontare con dati validati.

4 – A quanto risale questa informazione/notizia?

Un altro criterio per una corretta ricerca è la data a cui l’articolo o le informazioni che si hanno di fronte risalgono. C’è il rischio infatti che notizie vecchie vengano pubblicate nuovamente, magari ormai superate al livello scientifico.

5 – Aiuto, morirò?

Il meccanismo psicologico che si innesca quando si leggono molte informazioni e di ogni genere di solito evolve verso sentimenti angosciosi: non trattandosi di una diagnosi ad personam ci si trova sommersi da ipotesi che non ci appartengono, per questo è consigliabile affidarsi ad un medico specialista.

6 – Semplice, basta fare così!

Le soluzioni semplici molto spesso non sono affidabili: ognuno è diverso (età, sesso, fisicità, passato clinico…) per cui la cura verso cui indirizzarsi deve essere personalizzata.

7 – Sito fake

Molti siti, facendo leva sul numero delle condivisioni, su titoli accattivanti e su nomi similari a quotidiani nazionali, diffondono notizie che invece sono state costruite ad hoc per ottenere like.

8 – Terroristi e complottisti della salute

Anche in questo caso, facendo leva sulla sensibilità verso certe tematiche, si fa in modo che vengano diffuse “notizione” che mirano a fare notizia ma non hanno basi scientifiche. I temi trattati vanno dall’inquinamento, ai farmaci, alle patologie.

9 – I farmaci solo se di sicura provenienza

Esistono siti non autorevoli nei quali è facile anche acquistare farmaci; tuttavia è bene considerare che la vendita deve essere autorizzata ed il requisito si può verificare attraverso la presenza del bollino di sicurezza all’interno del sito stesso.

10 – Andare dal medico

La ricerca di informazioni spesso può essere utile, ma al fine di ricevere un percorso di cura valido e scientifico occorre sempre rivolgersi al proprio medico, con l’ausilio del farmacista.