Fame nella fase premestruale: basi fisiologiche e implicazioni nutrizionali

Fame nella fase premestruale: basi fisiologiche e implicazioni nutrizionali

ChatGPT Image 21 lug 2026 11 13 26


L’aumento della fame nei giorni che precedono le mestruazioni è un fenomeno frequentemente riferito dalle donne in età fertile. Può manifestarsi come maggiore appetito generale oppure come desiderio più intenso di alimenti ad alta densità energetica, in particolare dolci, cioccolato e prodotti ricchi contemporaneamente di zuccheri e grassi.

Non si tratta necessariamente di una perdita di controllo o di una scarsa aderenza alle indicazioni alimentari. Le modificazioni dell’appetito possono inserirsi nelle normali variazioni fisiologiche che accompagnano il ciclo mestruale, anche se la loro intensità presenta un’elevata variabilità individuale.

Il ruolo della fase luteale

Dopo l’ovulazione inizia la fase luteale, caratterizzata dalla produzione di progesterone da parte del corpo luteo. Il progesterone esercita un effetto termogenico: nella fase post-ovulatoria la temperatura corporea tende infatti ad aumentare di alcuni decimi di grado rispetto alla fase follicolare.

In uno studio basato sul monitoraggio continuo della temperatura, l’incremento del rapporto progesterone/estradiolo durante la fase luteale è risultato associato a un aumento medio della temperatura corporea di circa 0,3 °C. Non esiste tuttavia una relazione perfettamente lineare tra concentrazione di progesterone e ampiezza dell’aumento termico: una volta raggiunta una determinata soglia ormonale, ulteriori incrementi del progesterone non determinano necessariamente un’ulteriore crescita della temperatura.

L’aumento della temperatura comporta un costo energetico e può associarsi a un lieve incremento del metabolismo a riposo. Alcuni studi hanno rilevato valori di dispendio energetico a riposo più elevati durante la fase luteale rispetto a quella follicolare. L’entità del fenomeno appare però contenuta e non è riscontrabile con la stessa intensità in tutte le donne e in tutti i cicli.

Un recente studio condotto in condizioni controllate su donne sane con cicli regolari ha osservato una tendenza all’aumento del metabolismo a riposo nella fase luteale, senza però rilevare differenze statisticamente significative nell’appetito o nell’apporto energetico rispetto alla fase follicolare tardiva. Il dato conferma che il fenomeno esiste come tendenza fisiologica, ma non deve essere interpretato come una risposta obbligatoria e uniforme.

Aumenta realmente anche l’introito energetico?

Numerose osservazioni indicano che l’assunzione energetica possa essere mediamente più elevata nella fase luteale. In uno studio su 26 donne normopeso, nel quale le fasi del ciclo erano state definite anche attraverso il dosaggio degli ormoni ovarici, l’apporto energetico aumentava di circa 166 kcal al giorno passando dalla fase follicolare-ovulatoria a quella luteale.

Il valore non deve però essere trasformato in una regola applicabile automaticamente a ogni donna. La letteratura presenta risultati eterogenei: alcuni studi mostrano incrementi dell’assunzione calorica, altri non rilevano differenze significative. La variabilità può dipendere dalle caratteristiche individuali, dalla presenza di sintomi premestruali, dalla durata del monitoraggio e dai criteri utilizzati per identificare le diverse fasi del ciclo.

Non è quindi corretto affermare che tutte le donne abbiano bisogno di una quantità prestabilita di calorie aggiuntive prima delle mestruazioni. È più appropriato parlare di una possibile e temporanea modificazione dell’equilibrio tra dispendio energetico, appetito e comportamento alimentare.

Perché aumenta il desiderio di dolci e cioccolato?

Durante il periodo premestruale viene spesso riferito un maggiore desiderio di alimenti ricchi di zuccheri, grassi o di entrambe le componenti. Uno studio condotto su donne in età fertile ha rilevato un aumento significativo del desiderio di cioccolato, prodotti da forno, dessert e snack nel periodo premestruale. Tale aumento del desiderio, tuttavia, non si traduceva necessariamente in un incremento significativo dell’apporto energetico complessivo o in una diversa distribuzione dei macronutrienti.

Occorre pertanto distinguere la fame fisiologica, intesa come richiesta generale di energia, dal craving, cioè il desiderio specifico e selettivo di un determinato alimento. Le due esperienze possono sovrapporsi, ma non sono equivalenti.

Inoltre, il desiderio di cioccolato non può essere attribuito esclusivamente a un presunto bisogno biologico di zuccheri o di particolari micronutrienti. Alcuni studi interculturali hanno mostrato differenze molto marcate nella frequenza con cui il craving di cioccolato viene associato alle mestruazioni, suggerendo che anche abitudini, aspettative e condizionamenti culturali possano contribuire al fenomeno.

Un fenomeno fisiologico, ma non uguale per tutte

Le modificazioni dell’appetito tendono a essere più evidenti nelle donne che presentano una sintomatologia premestruale più intensa. Nelle forme caratterizzate da importanti alterazioni dell’umore, irritabilità o disturbo disforico premestruale possono emergere variazioni più rilevanti del comportamento alimentare e della risposta agli alimenti ad alta gratificazione.

In uno studio su donne con disturbo disforico premestruale, durante la fase luteale è stato osservato un consumo di circa 100 kcal in più nel pasto sperimentale rispetto alla fase follicolare, insieme a modificazioni dell’umore e dell’appetito.

Un aumento moderato e transitorio della fame, che si attenua con l’arrivo del flusso, può quindi essere considerato parte della normale variabilità fisiologica. Quando invece compaiono episodi di alimentazione incontrollata, sofferenza emotiva significativa o ripercussioni sulla vita quotidiana, è opportuno effettuare una valutazione clinica più approfondita.

Implicazioni per la pratica nutrizionale

Dal punto di vista nutrizionale, la risposta meno utile è imporre una restrizione ancora più rigida proprio nei giorni in cui la paziente avverte un aumento dell’appetito. Il tentativo di ignorare completamente la fame può favorire frustrazione, senso di colpa e successivi episodi di compensazione.

Può essere più efficace mantenere regolari i pasti, verificare l’adeguatezza energetica complessiva del piano alimentare e prevedere, quando necessario, uno spuntino maggiormente saziante. Anche una piccola porzione dell’alimento desiderato può essere inserita consapevolmente nel programma, evitando di trasformarlo in un alimento proibito.

È inoltre utile invitare la paziente a osservare l’andamento della fame in relazione alle diverse fasi del ciclo. La registrazione per alcuni mesi dell’appetito, dei sintomi premestruali e degli eventuali episodi di craving consente di distinguere una reale ricorrenza ciclica da variazioni legate ad altri fattori, come stress, qualità del sonno, attività fisica o eccessiva restrizione alimentare.

Conclusioni

La maggiore fame che può comparire prima delle mestruazioni non rappresenta necessariamente un cedimento. Dopo l’ovulazione, l’aumento del progesterone modifica la termoregolazione e può determinare un lieve incremento del dispendio energetico a riposo. Parallelamente, possono cambiare l’appetito e il desiderio di alimenti ad alta densità energetica.

Non si tratta però di un meccanismo identico per tutte le donne, né di una compensazione matematica tra calorie consumate e calorie richieste. È un fenomeno complesso, influenzato dall’interazione tra ormoni ovarici, metabolismo, percezione della fame, sintomi emotivi e fattori ambientali.

Riconoscerlo consente di affrontarlo senza colpevolizzazione e senza stravolgere il piano alimentare, adattando eventualmente la strategia nutrizionale alla fisiologia e alle caratteristiche della singola paziente.