Fico d’India

opuntia ficus-indica (prickly pear) plant in summer

Il fico d’India, il cui nome scientifico è Opuntia ficus-indica, è un frutto succulento che nasce da una pianta appartenente alla famiglia delle Cactacee e al genere Opuntia, che può raggiungere i 4-5 metri di altezza.

È coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo (soprattutto Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Malta) e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania.

Il fusto è formato da cladodi, detti comunemente pale, dalla forma piatta e ovale, ricoperti da spine. I fiori del fico d’India sono di un colore giallo-arancio. La sua appartenenza alla famiglia dei cactus lo rende molto diverso dagli alberi da frutto, in cima alle pale fioriscono i caratteristici fiori da cui si sviluppano poi i frutti detti a “botticella” con forma tonda o allungata, muniti di spine e con una polpa succosa e piena di vitamine con numerosi semi legnosi.

La storia

Il fico d’India ha origini antichissime, era addirittura considerato sacro dagli Aztechi, proveniente dal Messico era diffuso nelle aree del centro America già in epoca precolombiana. Arrivato in Europa dopo la scoperta del Nuovo Mondo è diffusissimo nelle regioni del Sud Italia, poiché non necessitando di particolari attenzioni attecchisce bene e dovunque. Ad oggi è coltivato in diverse aree del mondo per fini alimentari, per l’allevamento della Cocciniglia del carminio, per il foraggio, per la commercializzazione delle giovani pale, per produrre compost e trova largo impiego anche nel settore della cosmetica.

La Cocciniglia del carminio, o Dactylopius Coccus, è un insetto parassita che vive sulle piante come il fico d’India e produce acido carminico da cui si ricava il pregiato colorante naturale noto come carminio. La produzione di quest’ultimo, per motivi climatici, è esclusiva delle isole Canarie, ove costituisce una fiorente attività economica (in Italia la Cocciniglia non riuscirebbe a superare la rigidità delle stagioni invernali).

I benefici del fico d’India

Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) 100 grammi del frutto del fico d’India apporta una notevole quantità (83,2 %) di acqua, fibre, vitamine e sali minerali come sodio, potassio, ferro e calcio.

Notevoli e note sono le sue funzioni depurative e lassative, infatti le fibre del fico d’India svolgono una benefica azione sull’intestino favorendo il transito intestinale e il senso di sazietà.

Eccellenti sono anche le proprietà antiossidanti e recenti studi hanno evidenziato la possibilità di un suo utilizzo nel trattamento di patologie come diabete e colesterolo. I frutti freschi nello specifico sono in grado di ridurre il colesterolo LDL.

I cladodi macerati vengono anche utilizzati per alleviare il mal di testa, il mal di denti, contusioni, scottature ed un notevole numero di malanni.

Nella cultura contadina del Meridione, ad esempio, si applica la polpa dei cladodi direttamente su ferite o piaghe con risultati cicatrizzanti.

In molte zone del Meridione questi frutti vengono consumati freschi, come frutta di stagione, dopo che sono stati sbucciati e specie in Sicilia, al tempo della vendemmia, si accompagnano al pane in gustose colazioni e merende.

Consumo e conservazione

Per evitare le spine, durante la sbucciatura basta munirsi di un coltello affilato ed una forchetta, si taglia il frutto precedentemente immerso in acqua e dopo aver inciso la buccia in maniera longitudinale, si può assaggiare la polpa.

Consumato come succulento spuntino, anche in aggiunta allo yogurt, questo frutto può essere introdotto nella preparazione di insalate. Specialmente in Sicilia, si prepara uno sciroppo con la polpa concentrata, simile a quello di acero, ma succhi simili vengono preparati anche in altre regioni. La sapa di fico d’India è invece una specialità sarda a base di succo cotto preparato con aggiunta di buccia d’arancia e di finocchio selvatico, usata un tempo per inzupparci il pane.

La versatilità di questa pianta è totale, basti pensare che i cladodi trovano applicazione nella zootecnica come foraggio di alcuni animali da allevamento. Per questa e altre ragioni, la FAO ha messo a punto uno studio, “Crop Ecology, Cultivation and Uses of Cactus Pear”, dove sono indicati tutti i vantaggi di questi frutti anche per la futura alimentazione nelle zone più povere e aride del pianeta.

I frutti del fichi d’India possono essere conservati in frigorifero addirittura per due mesi dopo la raccolta, si consiglia comunque di consumarli entro 15/20 giorni in modo che non perdano il loro gusto autentico.