Il doppio lavoro del medico nutrizionista: i due binari del percorso

Il doppio lavoro del medico nutrizionista: i due binari del percorso

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Il percorso nutrizionale viene ancora spesso identificato con la consegna di uno schema contenente alimenti, porzioni e grammature. La costruzione del piano alimentare rappresenta certamente una parte essenziale del lavoro del medico nutrizionista, ma non lo esaurisce.

Una prescrizione può essere corretta dal punto di vista energetico e nutrizionale, ben calibrata sulle condizioni cliniche della persona e perfettamente equilibrata nella distribuzione dei nutrienti. Tuttavia, perché possa essere realmente applicata e mantenuta nel tempo, deve incontrare la vita quotidiana del paziente: i suoi ritmi, le sue abitudini, le relazioni familiari, il lavoro, i momenti di stress e le modalità attraverso le quali utilizza il cibo.

Il percorso procede quindi su due binari paralleli e complementari: quello alimentare e quello cognitivo-motivazionale.

Il primo binario: la costruzione del piano alimentare

Il primo compito consiste nel valutare le necessità della persona e nel costruire un piano nutrizionale equilibrato, personalizzato e compatibile con la vita di tutti i giorni.

La personalizzazione non riguarda soltanto il calcolo del fabbisogno energetico o la presenza di eventuali patologie. Deve tenere conto anche degli orari, dell’attività lavorativa, delle preferenze alimentari, della capacità organizzativa, della vita familiare e delle occasioni sociali.

Un piano teoricamente perfetto, ma difficile da applicare, rischia infatti di rimanere soltanto una prescrizione. La qualità di una dieta dipende anche dalla sua sostenibilità e dalla possibilità di inserirla realisticamente nella quotidianità della persona.

Il binario alimentare definisce quindi che cosa fare, traducendo la valutazione clinica e nutrizionale in indicazioni concrete.

Il secondo binario: il supporto cognitivo e motivazionale

Il secondo compito consiste nell’aiutare la persona a comprendere e affrontare le diverse fasi del percorso.

Seguire una dieta non significa soltanto scegliere determinati alimenti. Significa modificare comportamenti costruiti nel corso degli anni, riconoscere le situazioni che influenzano il modo di mangiare e trovare nuove modalità per gestire momenti nei quali il cibo assume significati che vanno oltre la risposta alla fame.

Il supporto cognitivo e motivazionale non consiste semplicemente nell’incoraggiare il paziente o nel ricordargli di seguire la dieta. Significa aiutarlo a osservare con maggiore consapevolezza il proprio comportamento, comprendere che cosa lo facilita o lo condiziona, riconoscere i progressi e mantenere una direzione anche quando la quotidianità cambia.

Questo secondo binario diventa particolarmente importante in tre momenti.

Quando si mangia senza una vera fame fisiologica

Il cibo può essere ricercato non soltanto per fame, ma anche in risposta ad ansia, noia, tensione, stanchezza o bisogno di gratificazione.

In questi casi, limitarsi a indicare che cosa mangiare potrebbe non essere sufficiente. È necessario aiutare la persona a distinguere la fame fisiologica da altre spinte verso il cibo e a riconoscere le circostanze nelle quali il comportamento alimentare tende a diventare automatico.

L’obiettivo non è colpevolizzare né imporre un controllo rigido, ma aumentare la consapevolezza. Comprendere ciò che precede un comportamento alimentare permette di interrompere gradualmente alcuni automatismi e di costruire risposte più adatte alla situazione.

Nei periodi di stress o di cambiamento

Le abitudini alimentari vengono frequentemente messe alla prova durante i periodi di maggiore impegno lavorativo, nei cambiamenti familiari, durante i viaggi, nelle festività o quando gli orari quotidiani diventano meno regolari.

In queste fasi il piano alimentare deve poter essere adattato, senza essere vissuto secondo la logica del “tutto o niente”. Un percorso troppo rigido può favorire l’idea che ogni deviazione rappresenti un fallimento, mentre una maggiore flessibilità consente di mantenere la continuità anche quando non è possibile seguire perfettamente le indicazioni.

Il supporto del professionista aiuta a leggere questi momenti come parte del percorso e non come la sua interruzione.

Nella fase di mantenimento

Il raggiungimento del peso desiderato non coincide con la conclusione del lavoro. La fase di mantenimento rappresenta un passaggio specifico, nel quale la persona deve imparare a gestire una maggiore autonomia senza perdere i riferimenti acquisiti.

Con il passare del tempo, infatti, l’attenzione iniziale può ridursi e alcuni vecchi comportamenti possono tornare gradualmente, spesso senza essere percepiti immediatamente. Gli incontri di controllo permettono di individuare precocemente questi cambiamenti, consolidare le nuove abitudini e correggere la direzione prima che il recupero del peso diventi significativo.

Il mantenimento non dovrebbe quindi essere considerato una fase passiva, ma una parte attiva della cura.

Che cosa mostra la letteratura scientifica

L’importanza del secondo binario trova riscontro anche nella letteratura scientifica. Una meta-analisi pubblicata su Health Psychology, dedicata agli interventi cognitivo-comportamentali nei percorsi di riduzione del peso, ha evidenziato effetti favorevoli non soltanto sul peso corporeo, ma anche su alcune componenti del comportamento alimentare. In particolare, gli interventi esaminati sono risultati efficaci nell’aumentare il controllo cognitivo consapevole e nel ridurre l’alimentazione emotiva.

Questi risultati aiutano a comprendere perché il percorso nutrizionale non possa sempre essere ricondotto alla sola prescrizione dietetica. Affiancare al piano alimentare strumenti cognitivi, motivazionali e comportamentali può aiutare la persona a riconoscere meglio le proprie modalità alimentari e a trasformare le indicazioni ricevute in comportamenti più stabili.

Naturalmente, il supporto offerto nell’ambito del percorso nutrizionale non coincide con una psicoterapia. Quando emergono condizioni psicologiche o disturbi del comportamento alimentare che richiedono un intervento specialistico, diventa fondamentale la collaborazione con lo psicologo, lo psicoterapeuta o lo psichiatra.

Due binari, un unico percorso

I due aspetti non devono essere considerati separatamente. Il piano alimentare senza un adeguato accompagnamento può essere difficile da applicare; il sostegno motivazionale, senza una corretta impostazione nutrizionale, rimane privo di una direzione clinica precisa.

Il lavoro del medico nutrizionista consiste quindi nell’integrare i due binari: costruire una dieta corretta e, nello stesso tempo, aiutare la persona a renderla concretamente praticabile.

La dieta indica che cosa fare. Il supporto cognitivo e motivazionale aiuta a capire come riuscirci nel tempo.

È proprio nell’equilibrio tra prescrizione, comprensione e continuità che può nascere un cambiamento capace di durare.

“Non si cambia ciò che metti nel piatto se prima non cambi ciò che muove la mano.”

Riferimento scientifico

Jacob A., Moullec G., Lavoie K.L. et al. Impact of cognitive-behavioral interventions on weight loss and psychological outcomes: a meta-analysis. Health Psychology. 2018;37(5):417–432. doi:10.1037/hea0000576.