U.s.a., sì alla produzione di carne sintetica

U.s.a., sì alla produzione di carne sintetica

Il consumo di carne in costante crescita è uno dei motivi che più preoccupano in termini di rispetto e conservazione degli ecosistemi della terra, temi che da qualche anno si stanno affrontando in maniera attiva e risolutiva per alcuni. L’emissione di gas ad effetto serra prodotta dagli allevamenti intensivi, è noto, ha un impatto negativo per il pianeta, senza contare l’inquinamento di falde acquifere e terreno che può essere causato dalle grandi quantità di deiezioni prodotte.

Si stima infatti, secondo alcune statistiche, che entro il 2050 il consumo di carne a livello globale sarà raddoppiato. Inoltre, occorre considerare che per produrre 15 grammi di carne occorrono 100 grammi di proteine vegetali, unite all’utilizzo di antibiotici, possibile causa dell’insorgere di nuovi batteri resistenti.
Per tale ragione negli USA già da diversi anni si è passati alla produzione di carne in vitro, vale a dire sintetica, ottenuta a partire da colture cellulari.

Risale al 2013 il primo esperimento di hamburger prodotto in laboratorio dal ricercatore olandese Mark Post durato circa tre mesi all’Università di Maastricht che ha permesso di creare circa 20.000 fibre muscolari (ogni fibra è stata coltivata singolarmente in vitro). Il muscolo della mucca in provetta, che ha raggiunto il peso di 150 grammi ed il costo di duecentocinquantamila euro, è nato così come il primo hamburger sintetico della storia.

Diverse aziende da allora si sono lanciate nella produzione di “clean meat” (come negli USA viene chiamata la carne cresciuta in vitro), prevedendo che questa sarà nei nostri piatti già nel 2020 e ad un costo di gran lunga simile a quello di un hamburger tradizionale.

Con un occhio sempre rivolto alla questione ambientale ed etica, è stata anche svolta un’inchiesta proprio negli USA da Paul Shapiro, vice presidente dell’associazione per i diritti degli animali (Humane Society for the United States) e co-fondatore di Compassion Over Killing. L’inchiesta prende avvio presentando la storia, gli obiettivi e i risultati di alcune delle realtà più importanti in questo settore: tra queste spicca certamente quella coordinata dal dottor Post che, insieme al collega Verstrate, ha presentato l’hamburger sintetico per primo. Shapiro è anche autore del saggio “Clean Meat: How Growing Meat Without Animals Will Revolutionize Dinner and the World”, un’esplorazione nel mondo del lavoro di queste numerose start-up che si dedicano a creare prodotti animali senza l’uccisione di questi.

È notizia recente in un comunicato congiunto che il dipartimento per l’agricoltura statunitense (Usda) e l’Fda hanno annunciato che si occuperanno simultaneamente degli aspetti regolatori e di sicurezza di questi prodotti, rimuovendo l’ultimo ostacolo legislativo ad un uso su larga scala.

In particolare l’Fda si occuperà della raccolta e della conservazione delle cellule, della crescita e della differenziazione, mentre l’Usda si occuperà della produzione e dell’etichettatura dei prodotti.

La “clean meat” sul mercato, dove si mangerà

Si presume che fra circa due anni si potrà scegliere il pezzo di carne artificiale al supermercato, il dottor Post ha intenzione di lanciare il suo prodotto a partire dai paesi del Nord Europa, Olanda e Danimarca in primis. Secondo tale politica, il consumatore ideale è colui che da un lato è attento alle questioni ambientali e dall’altro è disposto a consumare un tipo di prodotto nuovo soprattutto dal punto di vista culturale. I più sensibili a questi valori sono proprio i ragazzi del nuovo millennio. In effetti, secondo alcune indagini, si tratta di consumatori profondamente innamorati della carne, molto più dei loro genitori. Potrebbero essere loro il target perfetto per i produttori di carne artificiale, anzi “pulita”.

La decisione spetta ai consumatori che saranno gli unici a decidere se questo prodotto potrà essere ammesso in cucina. Certamente non si può pensare di sostituire la nostrana Fiorentina con un prodotto uguale coltivato in vitro, anche se dal punto di vista tecnico è possibile far crescere un osso in provetta. Quello che invece si auspica di poter offrire al consumatore è un prodotto buono e a largo consumo.

La Fiorentina non può essere sostituita, per essere più chiari, mentre hamburger, wurstel e bistecche potrebbero presto non provenire da mucche: la “carne pulita” è stata pensata per coloro che non hanno intenzione di rinunciare al piacere di un gustoso boccone di carne.