Alimenti processati vs ultraprocessati: una distinzione necessaria nella pratica clinica

Alimenti processati vs ultraprocessati: una distinzione necessaria nella pratica clinica

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Negli ultimi anni si è osservata una crescente tendenza, anche in ambito divulgativo, a considerare gli alimenti “processati” come intrinsecamente dannosi.
Questa semplificazione, pur nascendo da un intento preventivo, rischia di generare confusione sia nei pazienti sia nei professionisti.

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È quindi fondamentale distinguere in modo chiaro tra alimenti processati e alimenti ultraprocessati, concetti non sovrapponibili.

Alimenti processati

Gli alimenti processati sono prodotti ottenuti mediante lavorazioni tecnologiche semplici o moderate, finalizzate a:

  • migliorare la sicurezza microbiologica
  • aumentare la conservabilità
  • facilitare l’utilizzo

Rientrano in questa categoria:

  • olio extravergine di oliva
  • pane e pasta
  • yogurt e formaggi
  • verdure surgelate o conservate

Tali alimenti mantengono generalmente una struttura nutrizionale riconoscibile e possono essere considerati parte integrante di un modello alimentare equilibrato (es. dieta mediterranea).

Alimenti ultraprocessati

Gli alimenti ultraprocessati, secondo la classificazione NOVA, sono formulazioni industriali ottenute attraverso molteplici processi e caratterizzate da:

  • liste di ingredienti lunghe e complesse
  • presenza di sostanze non utilizzate in ambito domestico (additivi, emulsionanti, aromi, edulcoranti)
  • elevata densità energetica e palatabilità

Esempi tipici includono:

  • snack confezionati e prodotti da forno industriali
  • bevande zuccherate
  • piatti pronti ad alto grado di trasformazione

Numerose evidenze epidemiologiche associano un elevato consumo di alimenti ultraprocessati a:

  • aumento del rischio di obesità
  • malattie cardiovascolari
  • diabete di tipo 2
  • mortalità per tutte le cause

Il problema della mancata distinzione

L’equiparazione tra alimenti processati e ultraprocessati rappresenta un errore concettuale rilevante.

Questa sovrapposizione:

  • compromette la qualità dell’educazione nutrizionale
  • favorisce atteggiamenti restrittivi non necessari
  • può contribuire allo sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali

In ambito clinico, è essenziale evitare approcci basati su esclusioni generalizzate e promuovere invece criteri di scelta consapevole.

Implicazioni per la pratica clinica

Il focus dovrebbe essere:

  • sulla qualità complessiva della dieta
  • sulla frequenza di consumo degli alimenti ultraprocessati
  • sulla educazione alimentare, piuttosto che sulla demonizzazione

Evitare le cosiddette “fobie alimentari” rappresenta un passaggio fondamentale:
una dieta corretta non si costruisce eliminando categorie ampie, ma guidando il paziente nella selezione informata.

Conclusioni

Non tutto ciò che è processato è da evitare.
Il nodo centrale non è il grado di lavorazione in sé, ma la natura e la complessità della trasformazione industriale.

Promuovere una distinzione chiara tra processato e ultraprocessato è essenziale per:

  • migliorare la qualità della comunicazione nutrizionale
  • ridurre la disinformazione
  • supportare scelte alimentari sostenibili e realistiche

Bibliografia essenziale

  • Carlos A. Monteiro et al.
    The UN Decade of Nutrition, the NOVA food classification and the trouble with ultra-processing. Public Health Nutrition, 2018.
  • Carlos A. Monteiro et al.
    Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutrition, 2019.
  • Kevin D. Hall et al.
    Ultra-processed diets cause excess calorie intake and weight gain. Cell Metabolism, 2019.
  • World Health Organization
    Healthy diet guidelines, aggiornamenti vari.
  • Food and Agriculture Organization
    Food processing and nutrition classification frameworks.