Negli ultimi anni si è osservata una crescente tendenza, anche in ambito divulgativo, a considerare gli alimenti “processati” come intrinsecamente dannosi.
Questa semplificazione, pur nascendo da un intento preventivo, rischia di generare confusione sia nei pazienti sia nei professionisti.



È quindi fondamentale distinguere in modo chiaro tra alimenti processati e alimenti ultraprocessati, concetti non sovrapponibili.
Alimenti processati
Gli alimenti processati sono prodotti ottenuti mediante lavorazioni tecnologiche semplici o moderate, finalizzate a:
Rientrano in questa categoria:
Tali alimenti mantengono generalmente una struttura nutrizionale riconoscibile e possono essere considerati parte integrante di un modello alimentare equilibrato (es. dieta mediterranea).
Alimenti ultraprocessati
Gli alimenti ultraprocessati, secondo la classificazione NOVA, sono formulazioni industriali ottenute attraverso molteplici processi e caratterizzate da:
Esempi tipici includono:
Numerose evidenze epidemiologiche associano un elevato consumo di alimenti ultraprocessati a:
Il problema della mancata distinzione
L’equiparazione tra alimenti processati e ultraprocessati rappresenta un errore concettuale rilevante.
Questa sovrapposizione:
In ambito clinico, è essenziale evitare approcci basati su esclusioni generalizzate e promuovere invece criteri di scelta consapevole.
Implicazioni per la pratica clinica
Il focus dovrebbe essere:
Evitare le cosiddette “fobie alimentari” rappresenta un passaggio fondamentale:
una dieta corretta non si costruisce eliminando categorie ampie, ma guidando il paziente nella selezione informata.
Conclusioni
Non tutto ciò che è processato è da evitare.
Il nodo centrale non è il grado di lavorazione in sé, ma la natura e la complessità della trasformazione industriale.
Promuovere una distinzione chiara tra processato e ultraprocessato è essenziale per:
Bibliografia essenziale